Xavier Dolan, l’uomo dalla giovinezza eterna

A 31 anni Xavier Dolan conserva ancora il fascino dell’enfant prodige.

Condizione davvero curiosa dal momento che la giovinezza viene spesso considerata effimera e passeggera. Il regista e attore canadese sembra godere invece di un’eterna freschezza, forse per via del suo sorriso carismatico o del fascino anticonformista e dannato. Ma forse anche a causa dei suoi precoci successi cinematografici, che hanno ormai cristallizzato la sua efebica immagine in una figura della gioventù immortale.

Eppure ne è passato di tempo da quando nel 2008, a 19 anni, ha esordito al Festival di Cannes con J’ai tué ma mère, film basato su una sceneggiatura autobiografica scritta a 16 anni e vincitore di tre premi (Premio Art Cinéma, Premio SACD e Premio Regards Jeunes). Sembrano passati moltissimi anni, ma in realtà solo sei, da quando Dolan ha realizzato il suo film più celebre: Mommy. Vincitore del Premio della giuria a Cannes, la pellicola tratta del controverso rapporto tra una madre il figlio quindicenne affetto da disturbo oppositivo provocatorio. Un successo che lo ha consacrato al grande pubblico, che ne ha apprezzato anche le opere successive:  È solo la fine del mondo ( Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes nel 2016) e  La mia vita con John F. Donovan (film con protagonisti Kit Harington e Natalie Portman).

Xavier Dolan ha dunque girato 7 film in appena 10 anni di carriera. L’ultimo è Matthias & Maxime, disponibile in streaming da pochi giorni. La vicenda racconta di due ragazzi alla ricerca della propria identità di genere e del rapporto tra diverse generazioni. Tematiche care a Dolan, che ha partecipato alle riprese nella doppia veste di attore e regista.

Proprio dal versante della recitazione, in cui Dolan si è cimentato fin da bambino, lavorando per se stesso o per altri registi, arrivano le novità più inaspettate. In seguito alla presentazione dell’ultimo film, Dolan ha infatti confessato di voler momentaneamente mettere da parte la regia per concentrarsi sull’aspetto attoriale, sul quale si esprime così:

«È stato incredibilmente divertente: ho bisogno di più esperienze di quel tipo, di creare al servizio di qualcuno. Di “esistere” negli occhi di altri artisti. Non è che non mi piaccia raccontare storie ma mi risulta sempre più duro, mi prende un sacco di tempo e di energie. Non intendo certo svegliarmi un giorno e pensare: “Oh, ho girato 18 film in 15 anni, però mi sento come se ne avessi 60”

Dunque è probabile che nel prossimo futuro dovremo aspettarci l’eclettico artista davanti alla cinepresa piuttosto che alle sue spalle. Non dubitiamo che, ad ogni modo, lo ritroveremo più giovane e ribelle che mai.

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