Chen Zhen ci insegna che il senso è fuori di noi. La mostra di Pirelli HangarBicocca

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Chen Zhen ci insegna che il senso è fuori di noi. La mostra di Pirelli HangarBicocca
Chen Zhen, Six Roots Enfance: Garçon – Childhood : Boy, 2000

Installation view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2020

Source: © ADAGP, Paris Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milan, and GALLERIA CONTINUA Photo- Agostino Osio
Chen Zhen ci insegna che il senso è fuori di noi. La mostra di Pirelli HangarBicocca
Chen Zhen, Jardin-Lavoir, 2000

Installation view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2020

Source: © ADAGP, Paris Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milan, and GALLERIA CONTINUA Photo- Agostino Osio
Chen Zhen ci insegna che il senso è fuori di noi. La mostra di Pirelli HangarBicocca
Chen Zhen The Voice of Migrators, 1995

Installation view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2020, PINAULT COLLECTION

Source: © ADAGP, Paris Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milan, Photo- Agostino Osio
Chen Zhen ci insegna che il senso è fuori di noi. La mostra di Pirelli HangarBicocca
Chen Zhen Jue Chang, Dancing Body – Drumming Mind (The Last Song), 2000

Installation view and performance, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2020, PINAULT COLLECTION

Source: © ADAGP, Paris Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milan Photo- Francesco Marga
Chen Zhen ci insegna che il senso è fuori di noi. La mostra di Pirelli HangarBicocca
Chen Zhen, Purification Room, 2000

Installation view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2020

Source: © ADAGP, Paris, Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milan, and GALLERIA CONTINUA, Photo- Agostino Osio

Chen Zhen occupa le navate industriali e suggestive di Pirelli HangarBicocca con più di venti grandi opere, nel pieno stile oversize che l’istituzione milanese da sempre adotta.

Short-circuits, ovvero cortocircuiti, a cura di Vicente Todolí, prende spunto dal metodo creativo sviluppato dall’artista, definito il “fenomeno del cortocircuito”. Con questo Chen Zhen (1955, Shanghai – 2000, Parigi) intende il meccanismo tramite cui lo svelamento del significato recondito dell’opera d’arte si verifica quando essa viene spostata dal contesto originale per cui era stata concepita.

Inevitabile allora che tale epifania si verifichi anche a Milano, dal 15 ottobre 2020 al 21 febbraio 2021. Il divario tra l’espressività orientale e quella occidentale si assottiglia affrontando tematiche quali la globalizzazione, il consumismo e l’incontro tra culture diverse.

Per farlo Pirelli HangarBicocca presenta alcuni tra i lavori più significativi realizzati dall’artista tra il 1991 e il 2000.

Il percorso espositivo si apre dunque con Jue Chang, Dancing Body – Drumming Mind (The Last Song) (2000). Un’installazione monumentale composta da numerose sedie e letti provenienti da diverse parti del mondo e ricoperti di pelli, a suonare come tamburi. In determinate occasioni, può essere attivata da danzatori, i quali utilizzano il corpo come strumento meditativo.

Di particolare interesse è Purification Room (2000), che indaga i concetti di malattia e guarigione, fisica e spirituale. Il visitatore è qui accolto in un ambiente domestico monocromatico e dall’aspetto apocalittico. Gli oggetti al suo interno sono ricoperti da uno strato di argilla, che annulla la loro spinta vitale ma sottolineando al contempo l’essenzialità della vita.

Jardin-Lavoir (2000), realizzata trasformando undici letti in vasche-tombe, è l’opera che chiude la mostra e con essa, idealmente, la vita dell’artista.  A 25 anni, infatti, gli viene diagnosticata una forma di anemia emolitica. Una circostanza che ha influito sulla sua percezione del valore del tempo e dello spazio e che lo ha portato a riflettere sul tema della malattia.

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