“A Bridge to the Desert”, l’arte namibiana alla Bienneale di Venezia

“Art Before Artist”, con questo motto il Padiglione della Namibia dal titolo A Bridge to the Desert debutta alla 59. Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, presentando un progetto di Land art, “The Lone Stone Men of the Desert”.

Una riflessione sulla condizione umana raccontata da una serie di sculture apparse alcuni anni fa nella regione del Kunene del deserto del Namib, il più antico del Mondo.

Le sculture, in pietre del deserto e tondini di ferro, hanno fattezze umane stilizzate e gli autori hanno scelto di non firmarle in origine, identificandole solo con una frase e un numero: rappresentano le diverse culture, distanti, ma in cerca di un incontro per trovare insieme il posto del genere umano nella natura, raffigurata dal deserto stesso, che non è solo contesto di un’opera site-specific, ma parte integrante dell’opera stessa.

Questa unione di opera e contesto naturale ha in sé un’altra chiave di lettura fondamentale, considerando che solo due tipologie di osservatori possono entrare in relazione con l’opera: gli Himba – tra le ultime tribù umane a vivere ancora in uno stato pretecnologico – e i pochi, fortunati e coraggiosi viaggiatori che si spingono ad esplorare il deserto – per lo più appartenenti a gruppi sociali opposti agli Himba, con stili di vita fortemente tecnologizzati e urbanizzati.

Le opere sono dunque “ponte sul deserto”, dove quest’ultimo rappresenta la distanza culturale tra le popolazioni del mondo, ma anche la situazione critica raggiunta nel rapporto tra l’umanità nel suo complesso e la Terra come nicchia biologica.

Consapevoli dell’irrilevanza personale di fronte ai temi trattati dall’opera, gli autori si celano dietro lo pseudonimo RENN, rifiutando qualsiasi connotazione e riconoscimento.

Così l’artista torna a essere quel mezzo Kantiano “attraverso cui la Natura dà la sua regola all’arte” (Critica del Giudizio, 1790): criticando tacitamente l’individualismo spinto della contemporaneità si fa spazio a un concetto di collettività, di unione e incontro, al di fuori di gerarchie, influenze e contaminazioni.

La curatela è stata affidata dal Ministero della Cultura Namibiano a Marco Furio Ferrario, che ha scoperto le opere nel 2015 e proposto la creazione del padiglione con il desiderio che questo, attraverso lo spirito e i messaggi delle opere, diventi un ponte e un invito a scoprire lo straordinario tessuto artistico namibiano.

Punto di partenza del Padiglione sarà una mostra fotografica documentaristica, allestita presso l’antico Casello delle Polveri della Certosa, grazie alla collaborazione con Vento di Venezia, la società che gestisce il programma di rigenerazione dell’isola, che presenta al pubblico una selezione di fotografie raffiguranti le sculture protagoniste del progetto di land art, o meglio, desert art: il possibile inizio di una tale nuova corrente – che prende elementi dalla street-art, dalla land-art e dalla pop-art – è argomentato nella curatela e nella mostra.

Il Padiglione si sviluppa poi attraverso un percorso di installazioni immersive distribuite negli ambiti più suggestivi del parco, invitando i visitatori a una caccia all’opera sull’isola, in modo analogo a come avviene nel deserto.

Si potranno anche trovare diverse sculture site-specific realizzate da RENN e poste in dialogo con il contesto che le accoglie, con degli elementi di sorpresa durante tutta la durata della Biennale Arte 2022.

La messa in opera del Padiglione è stata possibile grazie alla collaborazione artistica tra RENN e il duo creativo AMEBE, il cui progetto rispetta e si pone di valorizzare gli elementi fondamentali dell’opera originale.

La Certosa è un’isola della laguna di Venezia che dista meno di un chilometro dall’Arsenale, una delle due sedi principali della Biennale Arte 2022. Presso l’isola è in corso un Programma di Valorizzazione del patrimonio naturale e culturale del sito che prevede la realizzazione di un grande parco di pregio ambientale e storico-archeologico aperto al pubblico che ospita eventi culturali, esposizioni e installazioni. Sull’isola, che si estende su 24 ettari di boschi e giardini, sono attivi un porto turistico, servizi tecnici per la nautica da diporto, strutture ricettive ed enogastronomiche immerse nel verde.

A promuovere il progetto invece, è l’associazione non profit Lone Stone Men of the Desert, il cui obiettivo è quello di portare l’arte namibiana all’attenzione internazionale. La Biennale Arte 2022 sarà la prima tappa di un percorso per contribuire al riconoscimento dello sviluppo artistico della Namibia e lavorare fianco a fianco con istituzioni culturali locali in progetti a lungo termine a livello nazionale e internazionale. L’obiettivo è quello di sostenere il patrimonio culturale tangibile e intangibile del paese al fine di valorizzarne la ricchezza culturale e l’identità nazionale. Tutti i fondi raccolti saranno utilizzati per questo scopo.

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