Giuseppe Lezzi: il mercato dell’arte che cambia

Giuseppe Lezzi M77 Gallery

Incontriamo Giuseppe Lezzi, il patron di M77 GALLERY, luogo di ricerca e avanguardia che supporta il talento dei giovani artisti e valorizza storici protagonisti dellʼarte italiana. Fiducioso sul futuro racconta i suoi sogni.

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Il viso ha i tratti decisi, la voce rauca e forte allo stesso tempo incute timore al primo approccio, poi l’impeto, l’entusiasmo, il coraggio e la visione chiara emergono e raccontano al meglio l’uomo che da anni naviga in un mondo complesso come quello dell’arte, sia a livello nazionale ma anche e sempre più in quello internazionale, punto di riferimento per l’arte di grande contenuto in un mix di storici italiani, giovani talenti e artisti stranieri.

Il sogno è portare la M77 Gallery, fondata, con l’inseparabile Emanuela Baccaro, nel 2014 fra le trecento gallerie major nel mondo e che insieme alle case d’asta, che la fanno da padrone, generano il 92% del mercato globale dell’arte ovvero 70 miliardi di euro. In questo perimetro l’Italia pesa poco più dell’1 per cento ovvero circa 800 milioni, tutto ciò rende l’idea di come sia enorme il lavoro per emergere ed affermarsi.

Appassionato dalla corrente artistica italiana degli anni Sessanta e Settanta, la sua galleria d’arte è inserita in una delle aree creative emergenti di Milano, uno spazio post industriale di 1000 metri quadrati in via Mecenate. L’obiettivo di M77 Gallery era, ed è, quello di rappresentare gli artisti dando ai collezionisti un luogo per esplorare le nuove tendenze dell’arte contemporanea, attraverso linguaggi ed espressioni artistiche differenti.

Lezzi guarda al futuro con positività, vuole far diventare la sua galleria un vero epicentro culturale e, la sua costante ricerca ha portato a rappresentare artisti dal calibro di Emilio Isgrò, Maria Lai, Nino Migliori, Avish Khebrehzadeh, Braco Dimitrijević, Grazia Varisco ed ora anche Alberto Biasi. Negli ultimi vent’anni Lezzi ha lavorato ad importanti mostre con prestigiosi musei ed istituzioni come ad esempio Palazzo Reale, PAC-Padiglione di Arte Contemporanea e la Triennale di Milano, così come i musei MACRO e MAXXI di Roma, solo per citarne alcuni. Ora ci racconta le novità.

Come cambia il mondo dell’arte dopo la pandemia?

Per i grandi nomi il cambiamento sarà relativo. Da come sono ripartite le aste con le opere prime dei grandi artisti c’è da evidenziare che i prezzi non hanno subito contraccolpi. Le piccole gallerie e i giovani artisti dovranno invece adattarsi a un nuovo mercato. Credo che i lavori della nuova generazione di artisti, se prima della pandemia erano da considerarsi super quotati, ora subiranno una rivalutazione al ribasso delle loro opere.

Quale sarà il percorso di M77 Gallery?

Rimarremo coerenti alla nostra filosofia. Da anni ci impegniamo secondo una reciproca logica di scambio con alcune gallerie internazionali, portiamo in Italia i lavori dei loro artisti e loro danno visibilità all’estero ai nostri. In M77 Gallery valorizziamo gli artisti che hanno iniziato la loro attività in Italia negli anni Sessanta e Settanta, uno dei periodi creativi più fervidi. In molti pensavano che fossero artisti destinati a scomparire ma invece noi abbiamo puntato su di loro e questo ci ha premiato. Sempre per la logica del reciproco scambio, il 21 settembre inaugureremo una nuova mostra di Kendell Geers un’artista sudafricano, considerato un enfant prodige dell’avanguardia artistica contemporanea. La mostra, curata da Danilo Eccher, mette in risalto le contraddizioni intrinseche all’identità dell’artista le cui opere coniugano storia personale e politica, poesia e miseria, violenza e tensione erotica. La mostra si intitola OrnAmenTumEtKriMen e si basa sul saggio del 1908 “Ornamento e Crimine” dell’architetto austriaco Adolf Loos che condannò le decorazioni sulle facciate come un eccesso inutile.

Quali sono gli artisti italiani che state rappresentando con M77 Gallery?

Rappresentiamo da anni Maria Lai, un’artista meravigliosa, non ho avuto il piacere di conoscerla di persona ma ho conosciuto sua nipote che oggi la rappresenta e si impegna a far conoscere le sue opere. Di Maria Lai mi ha colpito il suo essere forte e inarrestabile, una donna minuta che da un paesino della Sardegna di 700 abitanti lascia tutto va a Roma a studiare e verso la fine del Dopoguerra si trasferisce a Venezia, ha avuto una vita davvero avventurosa ed è riuscita a realizzare opere uniche come “Legarsi alla montagna”, legando letteralmente le case del paese all’ambiente. C’è poi Grazia Varisco anche lei un’artista e una donna incredibile, oggi ha 82 anni ed è stata co-fondatrice del movimento artistico Gruppo T di Milano, le sue opere sono basate sulla ricerca in campo cinetico e programmato. Infine c’è Emilio Isgrò con lui ho instaurato oltre al rapporto di lavoro un profondo legame di amicizia, un uomo di 83 anni dal sapere culturale vastissimo, stare ad ascoltare le sue storie vuol dire arricchirsi. Sono tutti e tre grandi nomi che hanno raccontato l’Italia in maniera sublime.

C’è anche una new entry nel vostro portfolio…

Sì, si tratta di Alberto Biasi, il pittore esperto in illusione ottiche, i suoi quadri presentano superfici che cambiano aspetto a seconda dell’angolo di osservazione, dando quindi la sensazione illusoria del movimento e anche lui si unisce al filone anni 60. Biasi è famoso per aver creato il Gruppo N, il suo è un mercato già molto sviluppato, noi ci prefiggiamo l’obiettivo di migliorarlo.

Si fa fatica a rappresentare gli artisti italiani all’estero?

Si c’è purtroppo un problema di fondo, ovvero le disparità di quotazioni assurde. Esportare i giovani è quasi impossibile.

Come deve cambiare una galleria per conquistare maggiormente l’interesse del pubblico?

Lo scambio di idee nel mondo dell’arte è concorde su un fattore: i social aiutano a conquistare nuovo pubblico, quantomeno l’attenzione di potenziali clienti. Oggi non si verifica spesso che un collezionista varchi la soglia di una galleria così di frequente come in passato e allora dobbiamo attrezzarci per trovare nuovi modi per stimolare la loro attenzione, creando nuove vetrine.

La preseza alle fiere di settore sono da considerarsi ancora rilevanti?

Le fiere portano tra il 60 e il 70 % del fatturato di una galleria. Purtroppo ora sono totalmente bloccate. Sarei stato favorevole a far ripartire il MIART a settembre. Miami è un mercato incredibile, ma il luogo che davvero ha fatto la differenza nel panorama è stato Hong Kong, dove si è venduto di più.

Qual è il sogno per la tua galleria?

Portare M77 Gallery a ottenere quell’autorevolezza per essere tra le 300 gallerie che fanno tendenza e partecipano agli eventi più importanti al mondo.

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