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Di Chiara Canali

Otto curatori d’arte ci presentano altrettanti giovani artisti, interpreti di nuovi modelli e forme espressive dell’arte digitale, generativa, interattiva e partecipativa. Dove l’opera si declina sia in una realtà fisica e performativa di scambio diretto con lo spettatore, sia all’interno di una dimensione virtuale come quella del Metaverso. 

Nello scorso numero di Posh #107 avevamo evidenziato come gli artisti Under 33, indicati dai galleristi, utilizzassero le tecniche tradizionali della pittura e della scultura, pur in un’accezione di Post-Internet Art.

Ora vi presentiamo le scelte di una rosa di otto curatori d’arte contemporanea, attivi tra l’Italia e l’estero, che ci dimostrano come i giovani artisti da loro segnalati si aprano ad un confronto più diretto con i nuovi modelli e le forme espressive dell’arte digitale, generativa, interattiva e partecipativa.

In particolare, nelle pratiche artistiche di queste nuove generazioni è evidente la ricerca di una dinamica relazionale e interpersonale, che si esercita sia in una realtà fisica e performativa di scambio diretto con lo spettatore, sia all’interno di una dimensione virtuale come quella del Metaverso, dove il processo è mediato dal virtuale o simulato dall’Intelligenza Artificiale.

Il cambiamento che investe l’arte come esigenza umana ineluttabile, non può non essere in sinergia con la visione dalle nuove tecnologie digitali. L’artista da creatore isolato per lo spettatore passivo, diventa autore attivo che partecipa alle trasformazioni espressive, nell’intreccio tra cultura alta e di massa e nel superamento dell’opera come oggetto autoreferenziale. Rendere lo spettatore protagonista della fruizione e della co-creazione dell’opera è sempre più una esigenza che si esprime anche nelle forme di creazione artistica più indipendenti, effimere e votate all’obsolescenza.

 

 

LE SCELTE DEI CURATORI

 

Daniele Capra

Critico d’arte, curatore indipendente e militante

Chiara Ventura (1997)

Nata a Verona nel 1997. Vive e lavora a Verona e Venezia.

 

La ricerca di Chiara Ventura è caratterizzata dall’ansia creativa e da un accentuato strabismo divergente che la porta a occuparsi – in maniera naturalmente complementare – di immagine bidimensionale, di performance e di pratiche concettuali. Le sue pitture a cavallo tra dato figurativo e aniconicità, le opere scultoree e le azioni nascono dal desiderio di sovvertire le abitudini relazionali dello spettatore grazie al puro dato visivo e alla costruzione di situazioni e scenari inattesi. Ventura è interessata agli aspetti politici del comportamento umano, sia dal punto di vista individuale dell’intimità e dell’empatia, che in quelli più marcatamente pubblici che riguardano l’indifferenza, il ruolo delle donne, il patriarcato. I titoli delle sue opere sono frequentemente originati da espressioni comuni che vengono risemantizzate dell’artista adattandole in maniera tagliente a specifici contesti. In performance come Mi metto all’angolo l’artista riflette sulla condizione di marginalità, insieme esistenziale e architettonica, dell’individuo, mentre in opere come Adesso mi ricordo di te o Io e te, alla fine Ventura mostra il suo desiderio di relazione tra intimo ricordo personale, tentativo di approccio all’altro e struggimento.

 

 

 

Valentino Catricalà

Studioso, curatore d’arte contemporanea

Curatore della MODAL Gallery alla SODA-School of Digital Art di Manchester

Federica Di Pietrantonio (1996)

Nata a Roma nel 1996, dove vive e lavora.

 

La sua ricerca di Federica Di Pietrantonio si concentra su rapporti, relazioni e processi che si sviluppano da realtà simulate o virtuali, piattaforme social e videogiochi. L’intento è di rendere permanente un immaginario instabile ed effimero allo scarto generazionale, un’operazione di archeologia preventiva, per conservare e proporre in ambito culturale gli sviluppi di una società non-permanente.

Le fonti provengono dal panorama mediale dell’intrattenimento attuale (trend, challenge, rapidi fenomeni online) così come da rovine digitali (ambienti virtuali desolati o dimenticati, fandom e community), dal quale vengono individuati e prelevati possibili segni di una nuova grammatica in sviluppo.

Questa pratica si avvicina nell’attitudine alle pratiche di conservazione degli archivi digitali ed ai casi di lost media, e può essere interpretata come appropriazione di uno sguardo generazionale, al fine di decostruirlo e poterne trarre nuove letture.

 

 

Domenico De Chirico 

Curatore indipendente 

Roberto de Pinto (1996)
Nato a Terlizzi (BA) e cresciuto a Molfetta (BA), vive e lavora a Milano.

Tepori estivi e caratteristiche geografiche spingono i personaggi dei lavori di Roberto de Pinto a togliersi veracemente la canotta, a stare in costume, a scoprire la propria pelle che, nuda e imperfetta, viene sovente esposta ai raggi d’un sole che si fa sempre più cocente: ruvida e sudata, si sporca di carbone e si brucia, colorandosi di sfumature che richiamano quelle delle terre argillose, tonalità simili a quelle dei rossi e dei neri delle figure dei prestigiosi vasi antichi. Al centro della sua ricerca c’è l’onnipresenza di un corpo, un autoritratto che si fa portavoce di un’identità ben precisa, quella indissolubilmente congiunta alla cosiddetta mediterraneità, con tutto il suo bagaglio di sensualità, virile, disinibita e contaminata. Clima, territorio, storia, cultura rurale e tradizione popolare si proiettano continuamente come ombre su ogni figura, generando, così, fascinose narrative sempre più sorprendenti. La pittura di Roberto de Pinto viene affidata all’encausto che costituisce una parte fondamentale del suo lavoro. Per inciso, la cera, mescolandosi ai pigmenti, alle terre e al carbone crea una patina che lambisce la morfologia tipica della superficie del muro affrescato, raffinato dal tempo.

 

 

 

Damiano Gullì

Curatore per Arte contemporanea e Public Program, Triennale Milano

 

Jem Perucchini (1995)

Nato a Tekeze, Ethiopia, nel 1995. Vive e lavora a Milano.

 

Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Brera, interessato allo studio dell’antropologia culturale, Jem Perucchini attraverso le sue opere – nei suoi dipinti, scene, ritratti e autoritratti – tesse narrazioni alternative per parlare oggi di storia, memoria e identità, toccando tanto il personale quanto il collettivo. I suoi riferimenti, articolati e complessi, spaziano da Giotto alla pittura classica fino a David Hockney, senza dimenticare suggestioni e influenze derivate dalle sue origini etiopi. Nel recuperare miti classici, archetipi, topoi, iconografie della tradizione, l’artista ne interroga, e pone in questione, il valore simbolico, il loro divenire nel tempo e il rapporto con le trasformazioni della società, introducendo una riflessione sulla interpretazione e ricezione, a livello neuronale – che si traduce in emotivo – delle immagini e, consequenzialmente, sul loro potere. Un lavoro saldamente ancorato a un passato, più o meno lontano, ma fortemente proiettato verso il futuro, alimentato da una costante interazione e sincronizzazione di spazi, tempi e culture differenti e differite, volta alla definizione di nuovi, inediti, talvolta stranianti, immaginari.

 

 

Rebecca Pedrazzi 

Storica e critica dell’arte specializzata in Intelligenza Artificiale

Direttrice di Notiziarte.com

 

 

Andra Crespi (1992)

Nato a Varese nel 1992. Vive e lavora tra Milano e Lugano.

 

Andrea Crespi è un artista visivo italiano. La sua ricerca artistica ci porta ad investigare le trasformazioni sociali e la rivoluzione digitale, un racconto tradotto in opere che ci illustra anche un’esplorazione dei cambiamenti culturali contemporanei.  L’artista pone una grande attenzione al tema della percezione, esplorando le possibilità delle forme geometriche pure – le linee –  e la loro relazione in una dimensione iconografica che spazia dall’antico all’iper-moderno, dalla fotografia d’autore ai messaggi sociali. La sua linea – Leitmotiv nella sua produzione artistica – nella sua intrinseca semplicità, e tradotta in ripetute linee ondulate che mai si toccano, invita lo spettatore all’osservazione, ad esplorare nuovi punti di fruizione dell’opera che svela e mai nasconde.
Andrea Crespi utilizza diversi medium e lavora tra il fisico e il digitale, rispecchiando la dimensione phygital dell’era 3.0: “Vedo la tecnologia come un potente strumento per aiutarmi nell’esprimere la mia creatività” ci racconta.

 

 

Davide Sarchioni

Curatore, consulente e storico dell’arte

Direttore Artistico del progetto Var Digital Art per Var Group

 

Camilla Alberti (1994)

Nata a Milano nel 1994, vive e lavora a Milano.

 

La pratica artistica di Camilla Alberti riflette sul concetto di costruire mondi e sui ruoli e le relazioni che ogni essere umano e non umano definisce con il suo stare al mondo.

L’artista raccoglie oggetti, scarti, frammenti industriali od organici, i quali seppur abbandonati dall’uomo si rivelano come spazi di costruzione attiva: vegetali, animali, muffe vi lavorano  assiduamente ponendo in dialogo metodi costruttivi differenti al fine di trasformare, di vivere e abitare il mondo. Pertanto “la rovina” è una conseguenza della distruzione del vecchio e al contempo manifestazione del nuovo.

Nella sua ricerca attuale l’artista ripensa i corpi come spazi e viceversa, trasformandoli in organismi multipli, ibridi e mostruosi costituiti da materiali in rovina posti in dialogo reciproco all’interno di strutture ispirate alle interconnessioni vegetali e ai reticoli fungini, una sorta di micromondi basati sull’ibridazione e sulla collaborazione tra specie attraverso la scultura, la pittura, l’installazione e il ricamo industriale.

 

 

 

 

Maria Chiara Valacchi

Fondatrice Spazio Cabinet e Studiolo Project, Milano

Guest curator ElleDecor.it

 

Jimmy Milani (1995)

Nato a Savigliano nel 1995.

 

Si forma all’Accademia di Brera di Milano diplomandosi in Pittura, il suo lavoro spazia dal linguaggio pittorico a quello installativo in un gioco perpetuo di ritrovate geometrie, alterazioni figurative, cromia stridente o completo annullamento della tonalità e della forma. Come nella creazione di un game virtuale il suo lavoro è proteso alla costruzione di un mondo altro, abitato da strani figuri, prospettive che sfondano l’infinito e la progettazione di spazi immersivi sempre in bilico tra realtà e sogno.

 

 

Eugenio Viola

Capo Curatore MAMBO, Museo de Arte Moderno de Bogota

Dario Picariello, 1991

Nato ad Avellino nel 1991, vive e lavora a Milano.

 

La ricerca di Picariello indaga il rapporto tra identità costantemente in transito e le sue possibili rappresentazioni, prendendo spunto dall’interesse per il “basso”, materiale e corporeo. Nello specifico l’interesse alle tradizioni popolari e vernacolari, al sommerso delle microstorie, l’attenzione al mondo rurale, riportano alle linee guide caratterizzanti la ricerca dell’artista, volte da un lato a ripercorrere ambiti e territori della fotografia sociale, dall’altro ad esplorare le possibilità espressive – i limiti, di “un’attitudine espansa della fotografia”, dove le immagini di partenza fungono sia da assillo tematico sia da materiale e supporto per costruire un percorso immersivo, di irriducibile ambiguità, tra la seconda e la terza dimensione.

La sua pratica artistica mescola fotografia, installazione e interventi sulle immagini, sovrapponendole a frasi tratte da canti popolari, utilizzate come pretesti per raccontare la collettività.

Picariello opta per un uso anticonvenzionale della fotografia, scegliendo di mostrare un’alterità non definibile, oltre l’impulso fotografico stesso: le sue opere possono rappresentare immagini dell’alterità, proiezioni oniriche, scaturigini dell’inconscio, desideri non consapevoli, finanche preveggenze che non si è in grado di immaginare.