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Partiamo dall’inizio. Apparso per la prima volta nel 1992, nel romanzo di fantascienza di Neal Stephenson “Snow Crash”, il termine Metaverso è composto dal prefisso derivante dal greco “meta”, che significa “dopo”, “oltre” e dalla desinenza “universo”. Stephenson narra di un mondo distopico in cui, parallelamente alle città reali, esiste un mondo virtuale, il Metaverso appunto, dove le persone, rappresentate da avatar, possono vivere un’esperienza parallela frequentando luoghi pubblici e privati e interagendo fra loro.

Oggi il Metaverso viene concepito come un mondo virtuale in 3D incentrato sulla connessione sociale, all’interno del quale le persone fisiche possono muoversi, condividere e interagire tra loro. Il Metaverso è dunque un enorme cyberspazio comunitario in cui, per dirla con Mark Zuckerberg, le “persone — nella veste di “avatar” — lavorano, giocano, sviluppano relazioni interpersonali incontrandosi secondo le dinamiche normali della vita quotidiana”.

Il Metaverso potrebbe quindi sembrare la naturale evoluzione di Internet. Le persone vivono e percepiscono, anche grazie all’ausilio di specifici dispositivi (per esempio il visore), due realtà parallele che si intrecciano e si mescolano fra loro. Questa integrazione tra mondo fisico e reale è un’altra delle principali caratteristiche dei Metaversi ovvero la loro contiguità con lo spazio reale di cui, di fatto, rappresentano l’estensione. Attualmente esistono o sono in fase di sviluppo molti di questi cyberspazi, che fanno capo a organizzazioni operanti in diversi settori.

In ambito artistico, per esempio, il Metaverso viene sempre più considerato un possibile spazio espositivo ideale per l’arte contemporanea, in particolar modo per l’arte digitale, che offre nuove possibilità di fruizione per lo spettatore, ma anche opportunità, per i collezionisti, di dare sfoggio delle proprie collezioni di NFT, come nel caso degli spazi espositivi su Spatial o Decentraland. Tuttavia ora anche le mostre fisiche si interrogano sul concetto tecnologico ed esistenziale e sull’impatto razionale ed emotivo del Metaverso. Una di queste è l’esposizione Ipotesi Metaverso, a cura di Gabriele Simongini e Serena Tabacchi, in corso nel romano Palazzo Cipolla fino a fine luglio: attraverso una serie di esperienze multisensoriali e multimediali create da artisti contemporanei, il visitatore può immergersi in una dimensione phygital (unione di fisico e digitale). Per esempio, nella grande sala laterale, il moto pendolare fra fisico e digitale si concretizza nell’altalena immersiva di Fabio Giampietro e Paolo Di Giacomo, mentre al centro Maurits Cornelis Escher, uno degli artisti che ha più ispirato le architetture del Metaverso, dialoga con Andrea Pozzo, di cui è esposto il bozzetto per la finta cupola della Chiesa di S.Ignazio, capolavoro di architettura simulata e virtuale. Un mondo fluido e in continuo divenire è anche quello realizzato da Refik Anadol, in cui una serie di algoritmi programmati su un data set selezionato dall’artista ci fa entrare nel suo “metaverso”, trasformando la nostra conoscenza del reale in qualcosa di mai visto prima. L’ultima frontiera del Metaverso appartiene sia al mondo dei social media sia a quello degli spazi virtuali in VR (realtà virtuale), in AR (realtà aumentata). Una esperienza di questo tipo, che rientra nel settore del turismo culturale e artistico, è quella di Inside Monet, una nuova Virtual Reality experience fruibile digitalmente sia tramite visore VR, ma anche fisicamente attraverso una camminata che si snoda in cinque tappe e che gravita intorno all’Arco della Pace di Milano. Come dichiara Marco Pizzoni, Ceo e Co-Founder di Way Experience, “Inside Monet è nato dalla sfida di creare un’esperienza immersiva completamente diversa da quelle già sul mercato. Per prima cosa abbiamo cercato di portare l’esperienza en plein air, così come all’aperto era il metodo pittorico utilizzato dagli Impressionisti. Poi abbiamo studiato la biografia e gli scritti di Monet, un uomo straordinario e attualissimo, che ha fatto una scelta di vita aspirazionale, cioè quella di diventare un pittore. Questo cammino, che viene fatto insieme, davanti all’Arco della Pace, per la connessione che c’è tra Milano e Parigi, l’Arco della Pace e l’Arco di Trionfo, non è solo una esperienza tra reale e virtuale, ma anche tra reale e multiverso, che permette ai visitatori di entrare fisicamente ed emozionalmente nelle opere più significative di Monet. La VR è protagonista al massimo livello possibile in termini visivi, emozionali e sonori”.

Oltre a Inside Monet, la stessa start-up ha lanciato You Are Verdi, un nuovo progetto phygital, tra reale e virtuale, dedicato a Giuseppe Verdi. Un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio durante il quale, per cinque volte, i partecipanti sono trasportati nell’Ottocento, negli anni in cui visse Giuseppe Verdi e nei luoghi che hanno accolto il giovane compositore, grazie alla tecnologia di Virtual Reality e a fedeli ricostruzioni filologiche della Milano dell’epoca. Ma non solo l’arte contemporanea e il turismo culturale si sono affacciati alla frontiera del Metaverso, bensì anche il mondo del fashion. Dopo una prima edizione che portava con sé il fascino della novità, il Metaverso Decentraland ha lanciato la sua seconda Metaverse Fashion Week (MVFW) che si è svolta a fine marzo scorso e che ha visto la partecipazione di oltre 100mila utenti e presentato all’incirca 165mila wearable, abiti digitali per il Metaverso, realizzati direttamente dalle case di moda. Questa edizione della MVFW ha celebrato Vivienne Westwood, una delle designer più innovative e rivoluzionarie del XX secolo, scomparsa nel 2022. Il collettivo artistico internazionale Vuelta ha reso omaggio alla trasgressione, alla creatività e allo spirito ribelle di Vivienne Westwood con l’installazione immersiva “Dear Vivienne’s Anti-Fashion” che ha proposto sfilate con gli outfit indossabili dagli avatar. Ma è stato celebrato anche Cristóbal Balenciaga, il genio della Haute Couture, fondatore dell’omonima maison, scomparso nel 1972. Presente anche Dolce&Gabbana con una selezione delle opere vincitrici del concorso dedicato ai talenti emergenti Future Rewind in collaborazione con UNXD. I design sono stati selezionati personalmente da Domenico Dolce e Stefano Gabbana, e resi NFT digital wearable appositamente per la MVFW23. Il tutto si è concluso con un Closing Party sul tetto di un’installazione digitale di DKNY dove dozzine di avatar si sono scatenati su una pista da ballo virtuale.

A CURA DI CHIARA CANALI